Giovedì la prima borsa Birkin creata da Hermès nel 1985 per l’attrice e cantante francese Jane Birkin, dalla quale prende il nome, è stata venduta all’asta per 7 milioni di euro (8,6 con l’aggiunta di tasse e commissioni).

Diventa così la borsa più costosa venduta mai all’asta, superando i 513mila dollari per una Birkin “White Himalayan” in coccodrillo e diamanti, sempre di Hermès.

La borsa ha raggiunto un prezzo così alto perché è la prima versione di quella che oggi è considerata la borsa più famosa, costosa e desiderata al mondo.

La borsa originale ha una tracolla che non si può regolare né staccare, al suo interno c’è appeso il tagliaunghie di Jane Birkin, e sul davanti sotto la chiusura ci sono impresse le sue iniziali.
Le parti in metallo allora erano ancora fatte in ottone dorato, mentre adesso sono placcate in oro, palladio o rutenio.
Anche le dimensioni originali non sono mai state replicate ad hoc: ad oggi sono prodotte in diverse taglie, e questa ha la profondità taglia 40 e l’altezza taglia 35. La zip della tasca interna inoltre era prodotta da un fornitore diverso da quello attuale e i piedini in metallo sotto alla borsa erano più piccoli.
Il modo in cui trattava la sua Birkin è stato spesso argomento di discussioni: la noncuranza con cui la portava era considerato anche il modo attuale corretto di indossare una borsa e un accessorio di lusso, non più come un oggetto di pregio da conservare e proteggere ma come una cosa da mettere tutti i giorni, utile e funzionale.

Sull’origine di questa borsa l’attrice ha raccontato in diverse interviste che, nel 1984, mentre si trovava su un volo, accanto a un uomo e indossava la sua classica borsa a secchiello di vimini, molte cose le erano cadute.
Il passeggero accanto a lei le aveva detto che avrebbe dovuto comprare un’agenda con delle tasche e lei gli aveva risposto: «Hermès non le fa con le tasche». Lui a quel punto le rispose: «Sono io Hermès», era Jean-Louis Dumas, allora amministratore delegato di Hermès.
Durante il viaggio discussero di borse e Jane gli disse che, per quanto apprezzasse la Kelly la trovava troppo piccola. Gli descrisse la sua borsa ideale, che doveva essere molto più grande e capiente, ma comunque più piccola di una valigia, e avere la possibilità di portala aperta.
Gliel’aveva disegnata su un sacchetto di carta: qualche mese dopo, nel 1985, le era stata consegnata e le chiesero se potevano darle il suo nome.